Phitness

Un’ora per pensare, leggere e scrivere insieme.

Phitness è un laboratorio di filosofia che puoi portare nella tua comunità: una scuola, una biblioteca, un’associazione, un’azienda.

Un tema, tre esercizi: un’ora di attività guidata da me per riflettere insieme, leggere con calma e scrivere i propri pensieri.

Armando Bisogno
Armando BisognoProfessore ordinario di Storia della filosofia medievale · Università di Salerno
Perché fare un laboratorio così oggi?

Cosa stiamo delegando
all’IA?

L'intelligenza artificiale scrive, riassume, compone. E lo farà sempre meglio.
Le affidiamo volentieri i testi che abbiamo sempre vissuto come meccanici e ripetitivi.

Cosa resterà
sempre nostro?

Non saremo mai disposti a delegare ciò che ci permette di esprimerci.
Le attività nelle quali conta essere noi stessi e non conta il risultato.

Phitness nasce per allenare e coltivare queste attività.

Come facciamo Phitness

Un tema.
Tre passioni.
Tre esercizi.

Rembrandt, Filosofo in meditazione: un vecchio seduto accanto a una finestra luminosa, in una stanza in penombra con una scala a chiocciola
1

Pensare

Un problema della storia della filosofia, presentato in modo chiaro e discusso insieme. È il momento in cui si parla: si chiede, si obietta, si cerca un esempio. Pensare e discutere assieme è uno dei piaceri più antichi.

Rembrandt, Filosofo in meditazione, 1632 · Musée du Louvre, Parigi
Immagine: Wikimedia Commons, pubblico dominio

Fragonard, La lettrice: una giovane in abito giallo legge un piccolo libro, appoggiata a un cuscino
2

Leggere

Uno o più testi collegati al tema discusso, letti in silenzio, ognuno con il proprio ritmo. Concentrarsi sulle parole per pe(n)sarne il significato e abitare per un po' le parole di un altro.

Jean-Honoré Fragonard, La lettrice, 1769 circa · National Gallery of Art, Washington
Immagine: Wikimedia Commons, CC0

Vermeer, Donna che scrive una lettera: una giovane in giacca gialla scrive a un tavolo coperto da un panno blu e alza lo sguardo
3

Scrivere

Una traccia su un argomento collegato al tema, da scrivere a penna o sul proprio dispositivo. Non per consegnare un compito, ma per scoprire che cosa si pensa. Chi vuole, alla fine, lascia il suo testo in forma anonima e riceve in cambio una restituzione personalizzata.

Johannes Vermeer, Donna che scrive una lettera, 1665 circa · National Gallery of Art, Washington
Immagine: Wikimedia Commons, CC0

Zero performance, solo esercizio.

Nessuno viene interrogato, nessuno deve pensare più rapidamente degli altri, leggere più in fretta o scrivere meglio. Phitness non è una gara né una valutazione.

Qualche esempio di Phitness?

  • So di (non) sapere

    Jacques-Louis David, La morte di Socrate, 1787 · Metropolitan Museum of Art, New York
    Immagine: The Met Open Access, CC0

    Una riflessione sul significato di parole come ‘conoscenza’, ‘competenza’, ‘saperi’, partendo dalla prospettiva socratica del ‘so di non sapere’ fino all'illusione contemporanea di sapere tutto solo perché si è capaci di interrogare un oracolo artificiale.

  • Che tempo fa?

    Salvador Dalí, La persistenza della memoria, 1931 · Museum of Modern Art, New York
    Immagine: © Salvador Dalí, Fundació Gala-Salvador Dalí, by SIAE 2026

    Agostino spiega nelle Confessioni che il tempo esiste solo perché lo misuriamo: la memoria è la misura del passato, il desiderio è la misura del futuro mentre l'attenzione misura il presente. Che cosa significa ‘misurare il tempo’ in un mondo nel quale tutto viene vissuto in modo asincrono?

  • Fidarsi è bene?

    Caravaggio, L'incredulità di san Tommaso, 1601-1602 · Bildergalerie, Potsdam
    Immagine: Wikimedia Commons, pubblico dominio

    Avere fede è credere che una notizia sia vera e agire di conseguenza. Questo vale se la notizia è contenuta in un libro sacro ma anche nel caso del racconto di un amico che ci chiede di credergli. Oggi più che mai è importante ragionare sul modo con il quale validiamo le fonti e verifichiamo se e quanto una notizia sia affidabile, cioè degna di fede.

  • Fragile. Maneggiare con cura

    Jean-Étienne Liotard, La bella cioccolataia, 1744 circa · Gemäldegalerie Alte Meister, Dresda
    Immagine: Wikimedia Commons, pubblico dominio

    Siamo abituati a raccontarci attraverso i successi: obiettivi, risultati, prestazioni. Ma un gruppo diventa davvero una comunità quando sa accogliere i limiti di ciascuno. Che cosa cambia se usiamo un linguaggio che non nasconde la fragilità ma la espone? Una riflessione sul tono di voce con cui parliamo e scriviamo agli altri: inclusivo, attento, mai tossico.

  • Punti di vista

    Johannes Vermeer, L'arte della pittura, 1666-1668 · Kunsthistorisches Museum, Vienna
    Immagine: Wikimedia Commons, pubblico dominio

    Chi ha scritto questo testo? Una persona, una macchina, tutte e due? Chiederselo rischia di diventare una caccia al colpevole. Più utile è domandarsi da quale punto di vista un testo è stato scritto: chi lo firma deve saper dire come lo ha costruito, che cosa ha scelto e di che cosa si assume la responsabilità. Scrivere, con o senza macchine, è sempre prendere posizione.

  • Vuoto a perdere

    Vilhelm Hammershøi, Polvere che danza nei raggi di sole, 1900 · Ordrupgaard, Copenaghen
    Immagine: Wikimedia Commons, pubblico dominio

    Centinaia di foto che non guardiamo, promemoria che ci ricordano dov'eravamo anni fa, notifiche che non lasciano mai un momento di silenzio. Non sappiamo più sopportare il vuoto, fino a immaginare app che fanno parlare chi non c'è più. Eppure il vuoto è lo spazio nel quale possiamo costruire, dopo ogni perdita, un racconto nuovo. Che cosa succede se smettiamo di riempirlo?

Come si svolge un incontro, dall'inizio alla fine

  1. AccoglienzaSi spiega che cosa accadrà e perché. Si spengono le notifiche.
  2. PensareIl problema del giorno, presentato senza tecnicismi. Qui si parla, si chiede, si discute.
  3. LeggereI testi, in silenzio, ognuno con il proprio ritmo.
  4. ScrivereA penna o sul proprio dispositivo, su un argomento proposto al momento.
  5. Consegna, se vuoiChi lo desidera lascia il proprio testo in forma anonima e riceve in cambio una restituzione personalizzata. Come funziona ↓

Chi lascia il testo lo fa in forma anonima.
E riceve una restituzione personalizzata.

Scrivere è l’esercizio più esposto, per questo è anche il più protetto. Lasciare il testo è una scelta, mai un obbligo: chi lo fa non mette il proprio nome, e riceve una lettura dedicata solo al suo testo.

Chi vuole, consegna

Alla fine dell'incontro ognuno decide se lasciare il proprio testo. Chi preferisce tenerlo per sé lo porta via, e nessuno lo leggerà.

Senza nome

Il testo si consegna in forma completamente anonima. Nessuno saprà chi ha scritto cosa. Nemmeno io.

Una lettura dedicata

Ogni testo lasciato riceve in cambio una restituzione personalizzata: una lettura attenta, con osservazioni su come il pensiero è stato costruito e messo per iscritto. Si ritira con un codice personale, sempre senza nome.

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Mi interessa

Userò il tuo indirizzo solo per ricontattarti.

Oppure scrivimi direttamente: arbisogno@unisa.it

Che cosa serve

Una breve guida per sapere cosa serve per fare Phitness!

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Chi c'è dietro

Phitness è un laboratorio ideato e condotto da Armando Bisogno, che insegna Storia della filosofia medievale all'Università di Salerno e scrive la newsletter Macchine Pensanti.